mercoledì 12 ottobre 2016



ViolaDi Massimo apre il suo studio sabato 22 e domenica 23 ottobre 2016 dalle 17.00 alle 22.00 per due giornate aperte al pubblico, ingresso libero.
Il titolo delle due giornate “The monster in the box”, prende il nome dall'ultimo progetto realizzato dall'artista.

Una serie di figure urlanti, strazianti. Irritanti.
Come un’esca, la capacità di ascolto attira il mostro.
Ascolta il mostro e il mostro ti divora.
Milioni di parole e lamenti, senza pausa, senza tregua, senza ritegno. Il mostro è colui che rovescia addosso il proprio io sofferente egocentrico egoistico. Un getto di lava nera corrosiva per il benefattore udente accogliente.
Devdire tutto, sezionare e rivoltare addosso il momentaneo dolore in ogni minuzioso dettaglio. Il suo dolore è più grande, più importante, più sconvolgente di tutti. Noi non contiamo.
Il mostro è protagonista, al centro del palco. Chi ascolta è solo il luogo in cui il mostro divertito ed eccitato si esibisce. L’ascoltatore è il posto, il palco, niente di più.
Le opere della serie “The monster in the box” sono realizzate in creta. La trasformazione che avviene nel mutare l'espressione ad ogni gesto, nell'esasperazione del volto ad ogni pressione delle dita, forma già l'eterno lamento che, asciugandosi, rimarrà incastrato nell'istante presente risuonando sottilmente in un urlo silenzioso, claustrofobico.
Il mostro catturerà l'ascoltatore, lo farà suo, imprigionandolo per sempre nel proprio prezioso io.
Andrea Volterra


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*quando: 22-23 ottobre 2016
*orario: 17.00-22.00
*per appuntamento:  info@violadimassimo.com
*ingresso libero
*dove: Studio d'arte viola - via r. morandi - 00139, Roma

dal 24 al 29 ottobre la mostra proseguirà dalle 17.00 alle 21.00 con ROME ART WEEK

giovedì 14 aprile 2016

Mirko Lamonaca | Wunderkammern effimere

I lavori proposti da Mirko Lamonaca in questa Wunderkammern appartengono alla serie La città dimenticata, che l’artista ha creato seguendo le suggestioni di due autori da lui molto amati: l’architetto e pittore tedesco Stefan Hoenerloh, con le sue dettagliatissime città immaginarie abbandonate e lo scrittore Dino Buzzati, un autore che più di ogni altro ha saputo descrivere l’inquietudine e la solitudine dell’uomo contemporaneo utilizzando la metafora della città, nel racconto La città personale. È proprio la sensazione di solitudine e di vuoto, unita alla intrinseca incomunicabilità, da cui peraltro l’uomo non sembra volere uscire, ad informare le opere che Lamonaca propone. Le sue città modulari appaiono attraverso una nebbia onnipresente, diventano volumi di luci ed ombre, di spazi pieni che creano strade vuote, incroci inabitati, appartamenti deserti. Solo sporadicamente dalla nebbia, che rende impossibile anche solo collocare questo luogo in un determinato tempo, pensarlo all’interno del continuum spazio-temporale, immaginarlo come un luogo in cui i tramonti succedono alle albe, in cui la vita segue un certo corso, appare una solitaria figura umana, incapace di opporre una reale fisicità allo spazio che la circonda, destinata a non incidere – se non in maniera assolutamente irrilevante – nel contesto che abita, di fatto limitando la propria interazione con lo spazio che lo circonda a mera presenza materiale, senza alcuna possibilità di interscambio sociale o di contatto umano. Non siamo di fronte ad un titano che fronteggia un destino avverso capitatogli in sorte, ma più semplicemente ad un abitante di uno spazio costruito dall’uomo ma sinceramente disumano e disumanizzante, in cui la piccola figura umana appare necessariamente come un elemento di passaggio, più uno spettatore che un attore.

La città che l’artista ci propone è uno spazio mentale, un non-luogo che ognuno di noi, anche quando fende la folla delle nostre città reali, può avere dentro di sé, una solitudine indefinita e distante, di cui spesso quasi non ci accorgiamo, da cui spesso non sappiamo neppure come allontanarci.

Aldo Torrebruno





VERNICE


Lunedì 18 aprile, h 18.30


Spazio espositivo microLive @Circuiti Dinamici
Via Giovanola, 21/c Milano
+INFO http://www.microbo.net/event/mirko-lamonaca
ebook | https://issuu.com/microbo/docs/mirkolamonaca



Wunderkammern effimereCuratela | Anna Epis e Aldo Torrebruno
Presentazione | Aldo Torrebruno
Allestimento | Anna Epis e Lorenzo Argentino
Partners | microbo.net | Circuiti Dinamici Milano

lunedì 14 marzo 2016

la via della pietra e il feminino... sacro? - personale viola di massimo


Sabato 2 aprile: dalle 17.00 alle 22.00 visita alle opere.
Domenica 3 aprile: ore 17.00 conferenza su “il femminino sacro” tenuta da Andrea Amato, è preferibile la prenotazione.
Dalle 18.30 alle 22.00 lo studio sarà aperto al pubblico per la visione delle opere esposte.
Per la vista alle opere: ingresso libero senza prenotazione.

Una volta entrati nell'atelier di Viola Di Massimo, ci si ritrova in uno stato di forte disorientamento quasi in un luogo labirintico dove lo sguardo fatica a posarsi su di un punto particolare e dove il corpo non sa che direzione prendere. Viola che ci accoglie lo sa bene, e ci dà il tempo, con discrezione, di realizzare meglio dove siamo. Forse dopo la terza volta che si vive quel luogo si riesce a capire la via o le tante via da seguire, ma ci vuole attenzione, concentrazione e prima di tutto, ci si dovrà rendere conto di essere divenuti parte integrante dell'opera visto che il luogo in cui siamo, è un'opera tridimensionale dove l'osservatore si trasforma e diviene fondamentale protagonista di quel tutto.

Ci sono molte vie da seguire: e se si mette bene a fuoco ci si accorge che ognuna conduce ad una via ben precisa chiara e visibile.
Nella la via della grafite, si verrà attratti dal librone rilegato a mano contenente segni a carbone e grafite e poi, in un moto naturale, lo sguardo seguirà la via e si rivolgerà verso il cielo per seguire altri segni appesi su di un soffitto. Se si decide di seguire la via della tela saremo trasportati con lo sguardo da opere realizzate da antichi e nuovi cotoni e da sacchi di juta, e lo studio piano piano diverrà grande ed inizierà ad avere una connotazione sempre più chiara.Ne la via del gesto, troverete nei video proposti, piccole rappresentazioni di attimi di sostanza surreale, se ancora invece, seguiremo la via del legnoci verrà naturale chiederci se le venature siano state fatte di proposito dall'albero per sorreggere o accompagnare un'invenzione. Ed in fine, se sceglieremo di prendere la via della pietra, troveremo figure che appaiono su antichi mattoni fatti a mano o pietre di ardesia o marmo, e scopriremo che forse nulla è stato creato "sopra" la materia, ma che dalla materia è apparso qualcosa che probabilmente già esisteva nella sua memoria.E dopo aver percorso tutte le vie, scopriremo ad un tratto che tutto, ma davvero tutto, ci porterà a sentire l'essenza di quel femminino che l'artista negli anni, fra trasformazioni e nuove scoperte, ha maturato.

Siamo stati abituati ad ascoltare la parola femminino accanto alla parola sacro: e la prima domanda che mi viene in mente è... può esserci qualcosa di sacro anche in un femminino... contemporaneo?
Ho chiesto all'artista e mi ha detto con decisione e convinzione di sì, il perché però, forse, me lo dirà il 2 e 3 aprile durante le giornate aperte al pubblico.

Domenica 3 aprile alle ore 17.0Andrea Amato ci parlerà del femminino sacro.
F.M.


per info e prenotazioni: info@violadimassimo.com

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